Come rispondere a “Quanto costa?”


scopri quando fare la prima offerta
nelle negoziazioni B2B


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Come rispondere alla domanda: “Quanto costa?”?

Quando fare la prima offerta in una negoziazione?

Qual è il prezzo corretto?

Non esistono risposte semplici, quindi sono andato dal mio amico Francesco Caporali,
negoziatore professionista e fondatore di CAPCOST, società specializzata nel cost management.
e queste sono alcune idee che ho raccolto:


Quando fare la prima offerta in una negoziazione B2B:

I manuali di negoziazione ci dicono di non fare mai la prima offerta.
Tuttavia ci sono situazioni in cui non possiamo evitarlo.
Come possiamo allora fare una prima offerta “sicura”?

Fare la prima offerta comporta diversi rischi:

  • ha un forte effetto di ancoraggio,
    che spesso è sfruttato dalla parte che conosce meglio il deal o ha maggiore leva.
  • può essere troppo alta e oltrepassare il budget dell’altra parte
  • oppure troppo bassa e svalutare del tutto i nostri servizi

Se sei in dubbio sul dichiarare il tuo “prezzo”, potresti trovarti in una di queste 3 situazioni:

  1. Hai negoziato a sufficienza
    e i dettagli dei beni e dei servizi da scambiare sono chiari e sottoscritti da entrambe le parti;
  2. non c’è ancora stata negoziazione.
    Le parti sono al primo passo: si sono appena incontrate e devono capire se vale la pena proseguire;
  3. le parti sono a metà del processo di trattativa.
    L’oggetto della negoziazione non è ancora pienamente concordato, ma una delle parti ha urgenza, o è stata spinta a “fare un’offerta”.

Quest’ultimo caso è il più semplice:

Mai. Mai dare un prezzo su qualcosa che non è stato completamente definito e sottoscritto da entrambe le parti.

Riguardo agli altri due casi:

Il primo è quello descritto dalla letteratura sulla negoziazione.
Entrambe le parti hanno concordato i deliverable, e ora si tratta di contrattare il prezzo.
Qui tutte le best practice e raccomandazioni sulla “prima offerta” entrano in gioco: effetto di ancoraggio, effetto leva, incertezza.

Guardiamo ora il secondo caso: non è iniziata alcuna negoziazione vera e propria.

Lo sperimentiamo facilmente quando facciamo shopping:

  • Da un lato della strada c’è una vetrina di abbigliamento con abiti e camicie chiaramente etichettati con un cartellino prezzo.
  • Dall’altro lato una gioielleria espone collane, anelli e bracciali senza alcuna indicazione di prezzo.

Come mai in un caso la “prima offerta” è lì in chiaro, e nell’altro no?

È l’incertezza a governare la prima mossa sul prezzo

La differenza non sta nel valore dello scambio.

Sta nella capacità delle parti di “sottoscrivere” con chiarezza qual è l’oggetto dello scambio.

Quando l’oggetto è una camicia, il deliverable è chiaro:
cos’è, quando verrà usata, chi la userà.
Il venditore può muoversi per primo con sicurezza.

Quando si tratta di un gioiello, l’oggetto è molto più sfocato:
posso comprare un anello per un’occasione unica o solo perché mi piace;
il prezzo dell’oro è soggetto a forti oscillazioni;
persino definire il valore di uno stile particolare non è così semplice.

In altre parole, la situazione della gioielleria è piena di incertezza.

Come dare il prezzo in una negoziazione B2B:

Questo caso si presenta spesso nelle negoziazioni B2B, soprattutto quando l’oggetto dello scambio sono servizi.
Avere una definizione precisa dei deliverable di un servizio è sempre complicato.
In più, il valore del servizio può cambiare dopo l’acquisto.

Nonostante ciò il buyer ha un’ottima ragione per chiedere un prezzo: provare ad allineare la proposta al proprio budget.

Dal punto di vista del venditore, la situazione ideale è che sia il cliente a dichiarare un budget,
e che il venditore adegui il proprio livello di servizio a quel valore.

Un buon venditore sa come portare il prospect a rivelare il budget.
Tuttavia ci sono casi in cui il buyer ha il coltello dalla parte del manico e il venditore è costretto a uscire con una prima offerta.
Data l’incertezza sul perimetro della fornitura, il venditore dovrebbe evitare di offrire un prezzo unico.

Anche proporre una fascia di prezzo, come suggerito da diversi studiosi, non è una grande idea:
esattamente come per il prezzo singolo, la fascia potrebbe comunque risultare troppo alta per il budget del cliente, o troppo bassa.

Il problema è che l’incertezza non riguarda (solo) il prezzo, ma prima di tutto il perimetro della fornitura.

Rispondere a “quanto costa?” con 3 livelli di servizio

La prima offerta, quindi, va agganciata dove sta l’incertezza: al deliverable.

Il venditore può farlo dando 3 livelli di prezzo (Alto – Medio – Basso) e collegandoli a 3 livelli di servizio.
In questo modo il buyer può agganciare il proprio budget a ciò che può permettersi, e il venditore può avviare una negoziazione che definisce perimetro della fornitura e prezzo finale senza rischiare di sembrare troppo caro o troppo economico.
Se il contesto lo consente, ogni livello di servizio può essere collegato a una fascia di prezzo.

Quindi come rispondere a “quanto costa?” quando una cliente entra in gioielleria?
Dalle 3 prezzi e 3 livelli di servizio.
E parti da lì.


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